"ERA UNA MATTINA DI OTTOBRE" di FULVIA

Era una mattina di Ottobre quando l’assistente sociale mi presentò la sig.ra Maria che, rimasta vedova da poco tempo, passava le sue giornate in casa perché da sola non si sentiva più di uscire.

Ricordo ancora l’incontro con lei. Mi accolse in casa mettendomi subito a mio agio con il suo modo di fare gentile e premuroso. Maria si affezionò subito a me raccontandomi anche le storie della sua famiglia e, in particolare, dell’unica sua nipote alla quale era da poco morto il marito.

Era talmente preoccupata che le telefonava più volte al giorno e la invitava spesso a pranzo cucinandole i cibi che lei adorava di più. Se la nipote le chiedeva aiuto, non si tirava mai indietro, cercando di fare tutto il possibile per renderla felice. Una mattina ricevo una telefonata dalla vicina di casa della sig.ra Maria, mi dicono di andare subito perché la sig.ra si era sentita male e stava arrivando l’ambulanza. Insieme alla nipote raggiungemmo l’ospedale e, dopo ore di attesa, arrivò la tremenda notizia. La sig.ra era stata colpita da un ictus e da afasia. Malgrado le cure tempestive Maria non riuscì più a parlare e fu ospitata in un centro per anziani dove rimase fino alla sua fine. Provai un dolore immenso nel vedere questa povera donna che, malgrado gli sforzi, non riusciva più a comunicare con chi la circondava.

Mi guardava negli occhi piena di disperazione, gesticolava con le mani per farmi capire la sua rabbia nel non poter più parlare. Proprio in questa triste circostanza la nipote, invece di stare accanto alla zia, cominciò a dileguarsi.

Durante le ore di visita ai pazienti, Maria puntava lo sguardo in direzione dell’entrata per vedere se sarebbe apparsa la nipote. In quei momenti mi prendeva la mano e la stringeva forte per trovare in me un po’ di conforto.

Questa esperienza mi ha colpita nel profondo dell’anima, perché ho dedotto che nella vita, purtroppo, esiste ancora l’ingratitudine verso persone anziane e bisognose. Verso persone come Maria che, nei momenti di maggior bisogno, hanno ricevuto più cure e amore da persone estranee invece che dai propri cari.